La corretta informazione e il significato delle parole

E-Mail di Massimo Dalla Giovanna alla redazione del giornale «Il Secolo XIX»

 

In Italia, purtroppo, si è perso il significato delle parole che si dicono: un giornale o un sito Internet che apre la possibilità ai lettori o ai naviganti della Rete di esprimere un'opinione scegliendo tra più domande, non fa un "sondaggio", ma un "televoto". I sondaggi sono fatti a campione da società accreditate, altrimenti non sono sondaggi, sono veri imbrogli: come, nella fattispecie, far passare l'idea che la maggioranza della popolazione sia favorevole a un discusso impianto inquinante, come è avvenuto per il "televoto" da voi proposto sull'inceneritore (che l'Ato, Ambito territoriale ottimale, ha deliberato di costruire a Scarpino, ndr) fatto passare per un sondaggio ai lettori del vostro giornale.

Intanto il sondaggio, o pseudo tale, da voi promosso si è rivolto, ovviamente, solo ai vostri lettori - e neanche a tutti: solo quelli che, collegati a Internet, hanno autonomamente scelto di parteciparvi, senza quindi essere selezionati secondo i criteri scientifici di scelta di un campione significativo, come avviene per qualunque sondaggio serio. Pertanto i risultati di un tale pseudo-sondaggio rappresentano poco più di una curiosità, per cui una certa etica di giornalismo dovrebbe suggerire di non pubblicarne neppure i risultati, se non come curiosità all'interno del sito. Invece, la pubblicazione mi fa intravedere una volontà di manipolazione dell'informazione verso quella cittadinanza (ed è purtroppo la maggioranza) che non sa molto dell'argomento, è indifesa di fronte a questa manipolazione e la subisce senza neanche accorgersene. Nell'articolo accennate appena, in una parentesi, alla non scientificità del sondaggio, ma di fatto, se uno continua a leggere, quando arriva ai dati si è già dimenticato della non scientificità scritta in quella parentesi.

Per favore, cercate di fare un corretto servizio di informazione alla cittadinanza dando spazio, nel vostro quotidiano, alle ragioni (e sono moltissime e già spiegate in moltissime pubbliche occasioni da voi evidentemente snobbate) che si contrappongono alla costruzione di questo impianto tanto inquinante e antieconomico per tutti, evitando così di fare solo da incondizionato megafono agli interessi delle solite lobby di potere politico-economico che ingabbiano Genova da una vita. È troppo sperare che venga pubblicata questa lettera?

Massimo Dalla Giovanna

Genova,11/03/2007

 

La risposta del direttore

 

Non solo non è troppo, ma è perfettamente normale. Questa lettera, in più, ha il pregio di essere molto indicativa di una mentalità diffusa. Intanto, il metodo. In questo giornale non spacciamo una cosa per un'altra.

Il signor Dalla Giovanna riconosce che nell'articolo sul giornale era evidenziata la "non scientificità" del sondaggio: Di più: la parola "sondaggio" sul sito non compare mai. Il tema proposto è invece sviscerato attraverso un "questionario". Non è solo una distinzione semantica. Infatti la pagina "Io la penso così" termina con questa frase: "Il questionario, essendo basato sulla voglia spontanea di rispondere non è scientifico, ma serve a farsi sentire e a mettere sul piatto i bisogni, i temi e i problemi, che i nuovi amministratori dovranno risolvere". Non c'è spazio per gli equivoci.

Cercare di trovarli, e aggiungervi "una volontà di manipolazione", fa parte di una logica del tutto estranea a questo giornale ma purtroppo assai presente in quella parte dell'opinione pubblica obnubilata da posizioni preconcette. Il Secolo XIX ha dedicato decine di articoli a coloro che si oppongono alla costruzione dell'inceneritore a Scarpino, cercando di dar conto con onestà ed equilibrio delle ragioni degli uni e di quelle degli altri. Anche per questo, e per la serena certezza che abbiamo fatto e cerchiamo sempre di fare (a svolte sbagliando, ci mancherebbe) "un corretto servizio di informazione", non ho nessuna remora a pubblicare una lettera di questo tenore. Tuttavia, un dubbio rimane: siamo proprio sicuri che chi vuole l'inceneritore sia da iscrivere "alle solite lobby di potere politico-economico che ingabbiano Genova da una vita"? O non è vero forse il contrario?

Lanfranco Vaccari

11/03/2007

 

La risposta di Anna Stramigioli

 

A "Il Secolo XIX"

Alla cortese attenzione del direttore, Lanfranco Vaccari

Ovviamente, come previsto, il direttore si è difeso scrivendo che non pretende scientificità, poi aggiunge che Il Secolo XIX ha scritto un sacco di articoli sulle ragioni contro l'impianto. Contesto la valutazione del direttore circa l'equilibrato confronto tra le ragioni degli uni e degli altri.

Non è così, direttore, non è vero.

Le ragioni dei comitati cittadini sono state riportate solo, e solo parzialmente, in occasione di manifestazioni. Andiamo a vedere in quante righe si è, per contro, decantato l'inceneritore di Brescia. Claudio Caviglia non ha scritto altro, per mesi. L'approccio del giornale è stato di chiaro taglio tecnologico, pragmaticamente ancorato alle ragioni di ineluttabilità che AMIU sostiene. Non ricordo articoli altrettanto forti circa i rischi per la salute dei cittadini. Non basta scrivere le due tesi, conta molto quale dignità si dà ad ognuna. Lei non può negare che anche con un tono o un aggettivo è possibile scomunicare una tesi e renderla inattendibile o fragile.

Sono convinta che Il Secolo XIX abbia fatto una vera e propria campagna a favore dell'inceneritore, magari animato da sani ed inconsci preconcetti culturali, ma sicuramente rivelando uno sbilanciamento che ha ostacolato l'approfondimento delle tesi contrapposte, rinunciando al ruolo di arbitro imparziale.

Un solo titolo ha fotografato i fatti: "L'inceneritore non trova casa"... era il risultato di un incontro alla facoltà di Chimica, moderato dallo stesso Caviglia, ove si era ammesso che, ovunque posizionato, l'inceneritore avrebbe potuto spandere sostanze inquinanti. Gli esperti presenti non potevano negarlo! All'episodio, però, non ha fatto seguito altro. Nessun accenno agli studi dell'Istituo Superiore di Sanità sul rischio incenerimento, nessuna intervista corposa e nessun dibattito aperto con epidemiologi e medici. Un approccio unidirezionale, insomma, che si potrebbe ricostruire e dimostrare articolo per articolo.

Per esempio non mi risulta che si sia mai parlato di Rifiuti Zero, della necessità di incrementare la raccolta differenziata o delle reali possibilità operative in merito; non mi sembra di aver letto alcuna inchiesta su come lavora 4R e sul perché delle basse percentuali liguri di RD e sulla mancanza di politiche per la riduzione.

Sono spiacente, ma la sua risposta al sig. Massimo Dalla Giovanna mi sembra piuttosto autoreferente. Lei pubblicherà anche questa lettera e vorrà essere tanto cortese da rispondere?

Sembra che Il Secolo XIX abbia fretta di eliminare l'incenerimento dei rifiuti dal dibattito elettorale, lo dimostra l'ultimo rapporto che definisce fin d'ora i pareri dei candidati, ma non credo vi si debba seguire su questa via. La città ha bisogno di approfondire. Può solo darci una mano d'ora in poi, direttore, non può negare il passato.

Anna Stramigioli (Rete Nazionale Rifiuti Zero)

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